Studiare per un concorso pubblico mentre lavori 40 ore a settimana è possibile, ma richiede un metodo realistico. La buona notizia: non servono permessi speciali. Servono tempi protetti, materiali già selezionati e una scelta accurata del bando. Ecco come organizzare le settimane senza rinunciare al lavoro né alla vita privata.
Quanto tempo serve davvero per preparare un concorso lavorando?
Per un concorso pubblico medio servono tra i 4 e gli 8 mesi di studio se lavori a tempo pieno. La forbice dipende da tre variabili: quante materie include il bando, quanto sei già a tuo agio con il diritto pubblico, quanti fine settimana riesci davvero a proteggere.
Chi studia full-time arriva preparato in 3-4 mesi. Tu, con un lavoro da 40 ore, devi raddoppiare quel tempo perché lo studio si distribuisce su finestre più brevi: il cervello ha bisogno di più ripassi per fissare i concetti. Le settimane perse per imprevisti — figli malati, scadenze al lavoro, stanchezza acuta — sono fisiologiche. Pianifica con un margine del 30%.
Un metodo che funziona: fissa la data della prova come obiettivo immobile e calcola a ritroso i mesi disponibili, sottraendo le settimane già occupate da impegni noti. Solo allora decidi se quel bando è realisticamente affrontabile o se conviene aspettare il prossimo.
Quante ore al giorno è realistico studiare con un lavoro full-time?
La risposta breve: 1,5-2,5 ore nei giorni feriali, 4-6 ore nel fine settimana. La risposta lunga: dipende da quando sei lucido tu, non da quando ti hanno detto di studiare.
Il modello "alzati alle 6 per studiare un'ora prima del lavoro" funziona per chi è naturalmente mattutino. Per gli altri è una via diretta al burnout. Misura per due settimane in che fasce della giornata trattieni meglio i contenuti — di solito ci sono 2-3 finestre stabili — e proteggi quelle. Il resto del tempo dedicalo a ripasso passivo: quiz brevi, audio-lezioni in macchina, schemi al telefono.
Una sera a settimana lasciala completamente libera dallo studio. Senza, perdi capacità di concentrazione nel medio periodo. Studiare meno ma con costanza batte studiare tanto in modo intermittente: la memoria si consolida con la frequenza, non con la quantità.
Esistono permessi o aspettative per chi prepara un concorso?
Qui circolano molti miti. La realtà normativa è più stretta di quanto si legge nei gruppi del settore.
I permessi 150 ore retribuiti previsti dalla Legge 53/2000, art. 5 spettano solo a chi è iscritto a corsi formali: universitari, post-laurea, scolastici, professionali. Studiare da autodidatta per un concorso pubblico non rientra. Diverso se sei iscritto a un corso post-laurea collegato alle materie del bando: in quel caso il permesso è legittimo.
L'aspettativa non retribuita per motivi di studio (L. 53/2000, art. 4) dura fino a 11 mesi, prorogabili una volta per pari periodo. Anche qui serve essere iscritti a un corso formale. Senza, il datore può rifiutarla.
Per il giorno della prova molti CCNL prevedono permessi retribuiti specifici. Verifica il tuo contratto: la dicitura tipica è "permessi per partecipazione a concorsi". Il D.P.R. 487/1994 garantisce a tutti l'accesso ai pubblici impieghi: il datore privato non può vietarti di partecipare al concorso.
Come scegliere il concorso giusto se lavori full-time?
Da lavoratore non puoi permetterti tutti i bandi. Filtra in tre passaggi.
Primo: il calendario delle prove. Tra pubblicazione del bando e prova scritta passano spesso 2-3 mesi. Se non hai già una base nelle materie principali, salta i bandi a tempi compressi e punta a quelli con calendario più disteso.
Secondo: la struttura delle prove. Concorsi con sola prova preselettiva a quiz e una scritta breve sono più gestibili di quelli con tre prove orali approfondite. Stesso ente, stessa sede: profili diversi possono avere prove molto diverse. Leggi sempre il bando per intero prima di decidere.
Terzo: le materie sovrapposte al tuo lavoro. Se sei contabile in azienda, un concorso che chiede contabilità pubblica ti chiede meno tempo extra. Sfrutta il filtro per settore e profilo nei concorsi attivi per partire dalle competenze che hai già.
Aggiungi un'ultima variabile: la distanza della sede di prova. Trasferte di un giorno bruciano più energia di quanto sembri.
Come strutturare la settimana tipo per studiare lavorando?
Una settimana sostenibile parte dal weekend, non dai giorni feriali. Decidi in anticipo quante ore di studio puoi mettere sabato e domenica — di solito 5-7 ore complessive — e considerale il blocco principale. I giorni feriali servono a tenere caldi i concetti, non a coprire materia nuova.
Esempio di settimana realistica:
- Lunedì, martedì, giovedì: 1,5 ore di quiz alla sera (esercizio attivo, memoria)
- Mercoledì: serata libera (recupero, vita privata)
- Venerdì: 1 ora di ripasso veloce sugli schemi della settimana
- Sabato mattina: 3 ore di studio teoria nuova
- Domenica pomeriggio: 2-3 ore di quiz e ripasso settimanale
Totale: 11-13 ore settimanali, sostenibili per 4-6 mesi. Sopra le 15 ore settimanali per chi lavora 40 ore inizia il rischio burnout: cala la concentrazione, aumentano gli errori al lavoro, peggiora la qualità della vita.
Tieni un calendario fisico della settimana e segna lo studio come fosse una riunione: non si sposta, si rispetta. Dopo tre settimane diventa abitudine.
Domande frequenti
Posso usare le ferie per studiare?
Sì, è una scelta legittima e spesso strategica. Concentra 2-5 giorni di ferie nella settimana che precede la prova scritta per fare ripasso intensivo, simulazioni cronometrate e recupero del sonno.
Mi conviene chiedere il part-time?
Solo se il datore lo concede temporaneamente e se il calo di stipendio è sostenibile. Il part-time va richiesto formalmente per iscritto secondo le procedure del CCNL applicato.
Quanti concorsi posso fare in parallelo lavorando?
Realisticamente uno alla volta, massimo due se le materie si sovrappongono. Disperdere le energie tra bandi diversi raddoppia lo stress senza aumentare le chance reali di superarne uno.
Vale la pena studiare con video corsi o solo libri?
Entrambi. I video aiutano a fissare i concetti complessi nei tempi morti — tragitto casa-lavoro, pausa pranzo. I libri restano la fonte di profondità. Alterna i due formati.
Cosa faccio se al lavoro c'è una scadenza la settimana della prova?
Negozia con anticipo (almeno 4 settimane prima) lo spostamento dei carichi o richiedi ferie già nella fase di domanda al concorso. Aspettare l'ultimo minuto è il modo più sicuro per saltare la prova.
Quanti tentativi servono in media a chi lavora?
Due o tre, in genere. Il primo concorso serve spesso a capire il meccanismo: dalla seconda volta lo studio è più mirato e i tempi si comprimono.
E se non passo? Cosa cambia rispetto a chi è disoccupato?
Avrai uno stipendio: è il vero vantaggio del lavoratore. Non sei dipendente economicamente dal singolo concorso. Riprovare ha un costo emotivo, non finanziario.
Questa guida è stata scritta dalla redazione di Piattaforma Concorsi e verificata su fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale, portali istituzionali). La normativa può cambiare: se trovi un riferimento non aggiornato, scrivici a supporto@piattaformaconcorsi.it.
Cosa fare adesso
Imposta gli alert sui bandi che corrispondono al tuo profilo dalla pagina concorsi attivi: filtra per ente, regione e titolo di studio per ricevere solo i bandi rilevanti. Esercitati ogni giorno con i quiz delle materie nei tempi morti — bastano 15 minuti per fissare un argomento. Se vuoi un'idea di stipendio reale per ruolo prima di scegliere il bando, controlla la sezione stipendi PA.
