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Legge 190/2012 anticorruzione: cosa studiare per i concorsi

La legge 190/2012 è la legge anticorruzione della PA: piano, responsabile e trasparenza. Cosa studiare per i concorsi e le trappole dei quiz.

Redazione8 min di lettura

La legge 190/2012 è la legge anticorruzione della pubblica amministrazione. Non punisce soltanto i reati: obbliga ogni ente a prevenirli con un piano, un responsabile e regole di trasparenza. Nei concorsi è una materia fissa, spesso unita a trasparenza e codice di comportamento. Qui trovi cosa studiare e le trappole dei quiz.

Che cos'è la legge 190/2012 e perché si chiama "legge Severino"?

La legge 6 novembre 2012, n. 190 contiene le disposizioni per prevenire e reprimere la corruzione e l'illegalità nella pubblica amministrazione. Viene chiamata "legge Severino" dal nome della ministra della Giustizia dell'epoca. Ha una struttura insolita: due soli articoli. L'articolo 1 contiene tutto il contenuto, distribuito in 83 commi. L'articolo 2 dice solo che la legge non comporta nuove spese.

Per studiarla conviene dividere i commi in tre blocchi:

  • Prevenzione: autorità nazionale, piano nazionale, piani degli enti, responsabile anticorruzione.
  • Modifiche ad altre leggi: incarichi esterni, codice di comportamento, tutela di chi segnala, commissioni di concorso.
  • Repressione: riforma dei reati contro la pubblica amministrazione nel codice penale.

La legge attua la Convenzione ONU contro la corruzione (comma 1). L'idea di fondo è semplice: la corruzione si combatte anche prima che accada, organizzando gli uffici in modo da ridurre le occasioni.

Chi fa cosa: ANAC, piano nazionale e piani degli enti?

Il sistema funziona su due livelli. Al centro c'è l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). In origine questo ruolo spettava alla CIVIT, poi trasformata in ANAC. L'Autorità adotta il Piano nazionale anticorruzione (PNA), che ha durata triennale ed è aggiornato ogni anno (comma 2-bis). Il PNA non è un piano operativo per i singoli uffici. È un atto di indirizzo: dice alle amministrazioni come costruire il proprio piano.

Il secondo livello è l'ente. Ogni amministrazione adotta un piano triennale di prevenzione della corruzione entro il 31 gennaio di ogni anno (comma 8). Lo approva l'organo di indirizzo, su proposta del responsabile anticorruzione. Negli enti locali lo approva la giunta. Un dettaglio che i quiz amano: l'elaborazione del piano non può essere affidata a soggetti esterni all'amministrazione.

Il piano deve individuare le attività a più alto rischio, come autorizzazioni, gare, contributi e concorsi (comma 16). Per ognuna prevede misure di controllo, formazione e rotazione del personale (commi 9 e 10).

Che fine ha fatto il piano triennale dopo il PIAO?

Qui molti manuali sono indietro. Dal 2022 le amministrazioni con più di 50 dipendenti non adottano più un piano anticorruzione separato. Lo fanno confluire nel PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione, previsto dall'art. 6 del D.L. 80/2021. Le scuole sono escluse dal PIAO.

Il PIAO è anch'esso triennale, si aggiorna ogni anno e va adottato entro il 31 gennaio. Tra i contenuti obbligatori c'è proprio la parte anticorruzione: gli strumenti per la trasparenza e per gli obiettivi di contrasto alla corruzione, in linea con il PNA (comma 2, lettera d). Nella pratica è la sottosezione chiamata "Rischi corruttivi e trasparenza".

Cosa significa per lo studio? La legge 190 resta la base. Il piano anticorruzione esiste ancora come contenuto, ma per gli enti più grandi vive dentro il PIAO. Gli enti fino a 50 dipendenti adottano una versione semplificata. Se una domanda chiede dove si trova oggi la pianificazione anticorruzione di un ministero, la risposta è il PIAO.

Cosa fa il responsabile della prevenzione della corruzione (RPCT)?

Ogni ente nomina un Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, abbreviato RPCT (comma 7). Di norma è un dirigente di ruolo in servizio. Negli enti locali è di norma il segretario comunale o il dirigente apicale, salvo una diversa scelta motivata. Le unioni di comuni possono nominarne uno solo.

I suoi compiti principali sono quattro:

  • propone il piano all'organo di indirizzo;
  • verifica che il piano funzioni e ne propone le modifiche (comma 10);
  • controlla, con i dirigenti, la rotazione degli incarichi negli uffici a rischio;
  • individua il personale da formare.

Entro il 15 dicembre di ogni anno pubblica sul sito una relazione sui risultati dell'attività (comma 14). La responsabilità è pesante. Se nell'ente viene commesso un reato di corruzione accertato con sentenza definitiva, l'RPCT ne risponde anche sul piano disciplinare e per danno erariale. Si salva solo se prova di aver adottato il piano prima del fatto e di averne vigilato l'applicazione (comma 12). Per i dipendenti, violare le misure del piano è un illecito disciplinare.

Quali misure di prevenzione chiedono più spesso ai concorsi?

Le domande si concentrano su poche misure, quasi tutte inserite dalla legge 190 nel D.Lgs. 165/2001. Conviene saperle riconoscere a colpo d'occhio:

  • Rotazione del personale negli uffici più esposti al rischio.
  • Codice di comportamento (art. 54): divieto di accettare regali e altre utilità, salvo quelli d'uso di modico valore. Lo approfondisce la guida sul codice di comportamento.
  • Incarichi extra-ufficio (art. 53): vanno autorizzati e negati in caso di conflitto di interessi, anche potenziale.
  • Pantouflage (art. 53, comma 16-ter): chi negli ultimi tre anni ha esercitato poteri autoritativi o negoziali non può lavorare, per i tre anni successivi alla cessazione, per i privati destinatari di quei poteri. I contratti in violazione sono nulli.
  • Commissioni di concorso (art. 35-bis): chi è condannato per reati contro la PA, anche con sentenza non definitiva, non può farne parte, nemmeno come segretario.

L'ultima misura riguarda da vicino i candidati. Riguarda le stesse commissioni esaminatrici che ti valuteranno.

Quali parti della legge sono cambiate dopo il 2012?

È il punto in cui si sbaglia di più, perché molti riassunti online fotografano la legge com'era nel 2012. Tre aggiornamenti da conoscere:

  • Whistleblowing. La legge 190 aveva introdotto l'art. 54-bis del D.Lgs. 165/2001 a tutela del dipendente che segnala illeciti. Quell'articolo oggi è abrogato. La materia è regolata dal D.Lgs. 24/2023, che vale per settore pubblico e privato.
  • Abuso d'ufficio. L'art. 323 del codice penale è stato abrogato dalla legge 114/2024. La stessa legge ha riscritto il traffico di influenze illecite (art. 346-bis), che era nato proprio con la legge 190.
  • Piano anticorruzione. Per gli enti con più di 50 dipendenti è confluito nel PIAO, come visto sopra.

Restano invece in piedi le novità penali del 2012, come il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater). Per il quadro completo dei reati contro la PA vedi la guida al diritto penale per concorsi.

Come si studia la legge 190 per la prova?

Non serve imparare 83 commi a memoria. Serve una mappa e qualche numero preciso. Ecco un metodo in quattro passi:

  1. Leggi il testo vigente su Normattiva, non un PDF del 2013. Molti commi sono stati abrogati o modificati.
  2. Fissa i numeri: 2 articoli, 83 commi, PNA triennale aggiornato ogni anno, piano entro il 31 gennaio, relazione dell'RPCT entro il 15 dicembre, pantouflage di 3 anni.
  3. Collega la legge ai decreti attuativi: il D.Lgs. 33/2013 sulla trasparenza e il D.Lgs. 39/2013 su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi.
  4. Allenati sulle domande vere. Le banche dati ufficiali dei concorsi contengono molti quesiti su RPCT, PNA e pantouflage.

Se il bando cita anche la trasparenza, studia insieme l'accesso civico. Le domande sui due temi si intrecciano spesso, a partire dal ruolo dell'RPCT.

Domande frequenti

Cosa introduce la legge 190 del 2012?

Introduce un sistema di prevenzione della corruzione nella PA: l'autorità nazionale anticorruzione, il piano nazionale, i piani triennali degli enti e il responsabile anticorruzione. Modifica anche il D.Lgs. 165/2001 e i reati contro la pubblica amministrazione.

Cosa prevede il piano nazionale anticorruzione?

Il PNA è adottato dall'ANAC, dura tre anni e viene aggiornato ogni anno. È un atto di indirizzo: indica alle amministrazioni come individuare i rischi e quali misure adottare nei propri piani.

Chi nomina il responsabile anticorruzione?

Lo nomina l'organo di indirizzo dell'ente, di norma tra i dirigenti di ruolo in servizio. Negli enti locali è di norma il segretario o il dirigente apicale.

Cos'è il pantouflage?

È il divieto, per chi ha esercitato poteri autoritativi o negoziali negli ultimi tre anni di servizio, di lavorare per i privati destinatari di quei poteri nei tre anni successivi alla cessazione. Lo prevede l'art. 53, comma 16-ter, del D.Lgs. 165/2001.

Il piano triennale anticorruzione esiste ancora?

Come contenuto sì. Per le amministrazioni con più di 50 dipendenti è però confluito nel PIAO, nella sezione dedicata a rischi corruttivi e trasparenza.

Cosa dice l'articolo 53 collegato alla legge 190?

La legge 190 ha modificato l'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 sugli incarichi dei dipendenti pubblici. Ha aggiunto il conflitto di interessi, anche potenziale, tra i motivi per negare l'autorizzazione e ha introdotto il pantouflage. Per i limiti al secondo lavoro vedi la guida sulle incompatibilità del dipendente pubblico.

Questa guida è stata scritta dalla redazione di Piattaforma Concorsi e verificata su fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale, portali istituzionali). La normativa può cambiare: se trovi un riferimento non aggiornato, scrivici a info@piattaformaconcorsi.it.

Cosa fare adesso

Controlla nei bandi che ti interessano se anticorruzione e trasparenza sono tra le materie d'esame. Li trovi filtrati per ente e profilo su concorsi pubblici, per esempio tra i concorsi per istruttore amministrativo. Poi ripassa il resto della materia con la guida su come studiare diritto amministrativo.

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