Le 150 ore di diritto allo studio sono permessi retribuiti che ti permettono di assentarti dal lavoro per frequentare corsi e sostenere esami legati a un titolo di studio riconosciuto. Spettano al massimo al 3% del personale ogni anno e non valgono per studiare da solo a casa.
Cosa sono le 150 ore di diritto allo studio?
Le 150 ore sono permessi straordinari retribuiti: ore in cui resti a casa o vai a lezione, ma vieni pagato come se fossi al lavoro. Servono a rendere effettivo il diritto allo studio riconosciuto dall'articolo 34 della Costituzione anche a chi ha già un impiego.
Per i dipendenti pubblici la norma di base è l'articolo 3 del D.P.R. 395/1988, che fissa il tetto di 150 ore annue individuali per la frequenza di corsi finalizzati a titoli di studio universitari, post-universitari, di scuola primaria, secondaria o di qualificazione professionale legalmente riconosciuti. Da quella norma la disciplina è passata ai contratti collettivi (CCNL), che oggi sono il riferimento concreto. Il principio però resta lo stesso: 150 ore l'anno, retribuite, legate a un percorso di studio vero.
Ogni comparto ha il suo articolo di riferimento: Funzioni centrali (art. 46 del CCNL 2016-2018), Funzioni locali (art. 46 del CCNL 2019-2021), Sanità (art. 62) e Istruzione e ricerca (art. 37 del CCNL del 18 gennaio 2024, che per la scuola sostituisce il vecchio D.P.R. 395/1988). Cambiano i dettagli, non la sostanza.
Chi può chiedere i permessi e quanto vale il limite del 3%?
Puoi chiedere le 150 ore se sei un dipendente pubblico a tempo indeterminato. Ne hanno diritto anche i lavoratori a tempo determinato con un contratto di almeno sei mesi continuativi, ma con il monte ore riproporzionato alla durata del contratto.
C'è però un limite di posti: in ogni amministrazione i permessi spettano al massimo al 3% del personale a tempo indeterminato in servizio all'inizio dell'anno. Quando le domande superano questa soglia, si forma una graduatoria.
- Part-time: le ore si riducono in proporzione all'orario (per esempio circa 125 ore per 30 ore settimanali, 100 per 24, 75 per 18).
- Priorità in graduatoria: di solito conta prima chi frequenta l'ultimo anno del corso e ha superato gli esami precedenti.
- A parità di condizioni: pesano l'anzianità di servizio e l'età, secondo il contratto integrativo del tuo ente.
Per cosa puoi usare le 150 ore (e per cosa no)?
Le 150 ore coprono la frequenza delle lezioni e delle attività obbligatorie del corso — tirocini, laboratori — e il giorno in cui sostieni un esame, quando queste attività cadono nel tuo orario di lavoro.
Quello che molti ignorano è il limite opposto: non puoi usarle per studiare da solo. La circolare n. 12/2011 del Dipartimento della Funzione Pubblica e la Corte di Cassazione (sentenze n. 10344/2008 e n. 17128/2013) hanno chiarito che il permesso giustifica l'assenza per seguire lezioni o dare esami, non la preparazione personale a casa o in biblioteca, che resta fuori dall'orario di servizio. Stesso principio per le università telematiche: il permesso spetta solo se dimostri, con una certificazione dell'ateneo, di aver seguito le lezioni online in orari coincidenti con il lavoro.
Puoi usare le 150 ore per preparare un concorso?
È la domanda più frequente di chi lavora e prepara una selezione pubblica. La risposta breve è no, non per la preparazione in sé. Un concorso non è un corso di studi con lezioni e un titolo finale riconosciuto: per questo non rientra tra le attività per cui spettano le 150 ore.
Ci sono però due strade utili. Se sei iscritto a un corso che porta a un titolo — una laurea, un'abilitazione, i 30 o 60 CFU — puoi usare le ore per frequentarlo, anche quando ti serve in vista di un concorso. E per il giorno della prova esiste un permesso apposito per esami e concorsi, previsto dai CCNL (per esempio l'articolo 31 del comparto Funzioni centrali), del tutto separato dalle 150 ore.
Per la preparazione vera e propria conviene organizzare il tempo con metodo: trovi i bandi adatti al tuo profilo tra i concorsi aggiornati, ti alleni con i quiz verificati sulla normativa e, se lavori a tempo pieno, puoi seguire la guida su come prepararti a un concorso mentre lavori.
Come si presenta la domanda e quali documenti servono?
La domanda si presenta all'ufficio del personale del tuo ente, di norma una volta l'anno. Nel comparto scuola, per esempio, la scadenza ordinaria è il 15 novembre dell'anno precedente a quello in cui userai le ore; negli altri comparti la data la fissa l'amministrazione.
Servono due passaggi documentali:
- Prima dei corsi: il certificato di iscrizione al corso o alla scuola, anche in autocertificazione ai sensi del D.P.R. 445/2000.
- Al termine: l'attestato di frequenza e quello degli esami sostenuti, anche se con esito negativo.
Attenzione a non saltare il secondo passaggio: se non consegni le certificazioni, le ore già usate vengono considerate aspettativa non retribuita e l'amministrazione recupera lo stipendio corrispondente.
Domande frequenti
Le 150 ore sono retribuite?
Sì. Durante i permessi per diritto allo studio ricevi la retribuzione piena, come se fossi al lavoro. È proprio questo a renderle un'agevolazione preziosa per chi studia mentre lavora.
Il datore di lavoro pubblico può rifiutare i permessi?
Il diritto non dipende dalla convenienza dell'amministrazione: la Cassazione ha stabilito che prescinde dall'interesse del datore di lavoro. L'unico vero limite è il contingente del 3%: se le domande lo superano, entri in graduatoria e potresti non rientrare in quell'anno.
Posso usare le 150 ore per preparare un concorso pubblico?
No, non per lo studio autonomo. Le ore valgono solo se sei iscritto a un corso che rilascia un titolo riconosciuto. Per il solo giorno della prova esiste invece un permesso separato per esami e concorsi.
Le 150 ore valgono per le università telematiche?
Sì, ma a una condizione: devi dimostrare con una certificazione dell'ateneo di aver seguito le lezioni online in orari che coincidono con il tuo orario di servizio. Le lezioni registrate, viste quando vuoi, non danno diritto al permesso.
Quante ore spettano se lavoro part-time?
Il monte di 150 ore si riduce in proporzione all'orario. Indicativamente sono circa 125 ore per 30 ore settimanali, 100 per 24 e 75 per 18, ma il calcolo preciso dipende dal tuo contratto.
Che differenza c'è tra le 150 ore e i permessi per esami?
Le 150 ore coprono la frequenza dei corsi e sono contingentate al 3%. I permessi per esami previsti dall'articolo 10 dello Statuto dei lavoratori coprono invece solo i giorni delle prove d'esame e non hanno quel limite.
Cosa fare adesso
Se punti a un posto nella pubblica amministrazione, usa le 150 ore per quello che servono davvero — frequentare un corso utile — e costruisci il resto della preparazione con un metodo chiaro. Parti dai bandi aggiornati, allenati ogni giorno con i quiz verificati sulla normativa e consulta le altre guide della piattaforma per ogni fase del percorso. Così le ore che dedichi allo studio, dentro e fuori dal lavoro, lavorano tutte nella stessa direzione: il tuo posto nella pubblica amministrazione.
Questa guida è stata scritta dalla redazione di Piattaforma Concorsi e verificata su fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale, portali istituzionali). La normativa può cambiare: se trovi un riferimento non aggiornato, scrivici a supporto@piattaformaconcorsi.it.
