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Buoni pasto dipendenti pubblici: valore, regole e novità

Il buono pasto nella PA ha un tetto di 7,00 € e spetta solo nelle giornate con pausa pranzo. Ecco le regole e le novità 2026, con fonti ufficiali.

Redazione7 min di lettura

Il buono pasto è un beneficio che sostituisce il servizio mensa: nella pubblica amministrazione ha un valore massimo di 7,00 € al giorno, fissato per legge nel 2012. Non è un diritto automatico: spetta solo nelle giornate di lavoro che includono la pausa pranzo. Nel 2026 cambiano due cose: l'esenzione fiscale sale a 10,00 € per i buoni elettronici e il governo prepara una stretta sui buoni riconosciuti durante le ferie.

Quanto vale il buono pasto di un dipendente pubblico?

Il valore nominale del buono pasto nella pubblica amministrazione non può superare 7,00 €. Il tetto è stato introdotto dalla spending review del 2012 (art. 5, comma 7, del D.L. 95/2012, convertito nella legge 135/2012) ed è fermo dal 1° ottobre 2012.

Il valore effettivo dipende dall'ente e dal contratto integrativo. Molte amministrazioni erogano buoni da 4,00 € a 7,00 €, spesso sotto il massimo consentito. In concreto: con un buono da 7,00 € e 20 giornate utili al mese, parliamo di circa 140,00 € al mese non tassati.

Nei rinnovi contrattuali in corso i sindacati chiedono di superare il tetto e portare i buoni fino a 10,00 €, ma serve una modifica di legge: il contratto da solo non basta. Attenzione quindi a non confondere due numeri: i 7,00 € sono il valore massimo erogabile, i 10,00 € del 2026 riguardano solo l'esenzione fiscale.

Chi ha diritto ai buoni pasto nella PA?

Ne ha diritto il personale, dirigenti compresi, che lavora in una giornata con pausa pranzo e non ha accesso a un servizio mensa. Il buono infatti è una prestazione sostitutiva: se l'ente mette a disposizione la mensa, il buono per quella giornata non spetta.

Restano escluse anche le giornate coperte da altri istituti: chi è in missione con rimborso del pasto non riceve il buono per lo stesso giorno, e chi è assente (ferie, malattia, permessi) non lo matura, perché manca la prestazione lavorativa. Le regole di dettaglio stanno nel contratto collettivo del comparto e nel regolamento interno dell'ente.

Quando matura il buono pasto nel pubblico impiego?

Il buono pasto matura solo nelle giornate in cui l'orario di lavoro include una pausa pranzo. La regola tipica dei contratti collettivi è il rientro pomeridiano: lavori al mattino, fai la pausa e prosegui nel pomeriggio, di solito superando le 6 ore di servizio complessive.

Le condizioni esatte variano da comparto a comparto, ma ci sono alcuni punti fermi chiariti dagli orientamenti applicativi dell'ARAN, l'agenzia che rappresenta la PA nella contrattazione:

  • il buono non è retribuzione: ha natura assistenziale e non entra nel calcolo di tredicesima, TFS o TFR;
  • spetta anche a chi lavora part-time, se la giornata rispetta le condizioni previste;
  • l'ente non può fissare un numero massimo di buoni a settimana se le condizioni maturano nei singoli giorni;
  • il buono non è cedibile né monetizzabile.

Come si usano i buoni pasto: elettronici o cartacei?

Le regole di utilizzo sono le stesse del settore privato e le fissa il decreto 122/2017 del Ministero dello sviluppo economico (D.M. 122/2017). Puoi spendere i buoni per l'intero valore in ristoranti, bar, supermercati e gastronomie convenzionati con l'emettitore scelto dal tuo ente.

I limiti principali sono tre: puoi cumulare al massimo 8 buoni per singolo acquisto, non puoi cederli ad altre persone e non puoi convertirli in denaro. Il buono non dà diritto a resto: se spendi meno del valore facciale, la differenza va persa.

Nella PA i buoni elettronici, caricati su tessera o app, stanno sostituendo quelli cartacei. Oltre alla comodità, la ragione è fiscale: dal 2026 l'esenzione per gli elettronici è più che doppia rispetto ai cartacei, come vedi nella sezione successiva.

Cosa cambia con la legge di Bilancio 2026?

Dal 1° gennaio 2026 i buoni pasto elettronici sono esenti da tasse e contributi fino a 10,00 € al giorno. Lo prevede la legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025), che ha modificato l'art. 51, comma 2, lettera c) del TUIR (D.P.R. 917/1986). Per i buoni cartacei la soglia resta ferma a 4,00 €.

Per i dipendenti pubblici l'effetto pratico, per ora, è limitato. L'esenzione a 10,00 € stabilisce solo fino a che importo il buono non fa reddito. Il valore che la PA può erogare resta bloccato a 7,00 € dal tetto del 2012. In altre parole: lo spazio fiscale c'è, ma per usarlo servono un intervento normativo e i rinnovi contrattuali.

Ricorda che il buono pasto non compare nelle tabelle stipendiali. Se vuoi capire quanto guadagna davvero un profilo della PA tra stipendio base, indennità e benefit, consulta le guide sugli stipendi pubblici.

Buoni pasto in ferie e smart working: cosa sta cambiando?

È il fronte più caldo del 2026. Alcune pronunce recenti della Corte di cassazione (ordinanza 25840 del 27 settembre 2024 e ordinanza 5051 del 6 marzo 2026), sulla scia della direttiva 2003/88/CE sulle ferie retribuite, hanno riconosciuto in alcuni casi componenti accessorie — inclusi i buoni pasto — anche durante le ferie. Per lo Stato il contenzioso potenziale vale circa 2 miliardi di euro.

Per questo il governo ha preparato un nuovo decreto sulla pubblica amministrazione, all'esame del Consiglio dei ministri di inizio agosto 2026. Secondo le anticipazioni, il decreto collegherà i buoni pasto alle sole giornate effettivamente lavorate, in presenza o in lavoro agile, mentre le indennità in ferie seguiranno le regole dei contratti collettivi appena rinnovati.

Per lo smart working la tendenza è quindi favorevole: i rinnovi più recenti collegano il buono alla giornata lavorata, non alla presenza fisica in ufficio. Verifica sempre cosa prevede il contratto integrativo del tuo ente, perché è lì che la regola diventa operativa.

Domande frequenti

Qual è il valore massimo del buono pasto per i dipendenti pubblici?

7,00 € al giorno: è il tetto fissato dall'art. 5, comma 7, del D.L. 95/2012, in vigore dal 1° ottobre 2012. Il valore effettivo dipende dall'ente e può essere più basso.

I buoni pasto dei dipendenti pubblici sono tassati?

No, entro le soglie di esenzione: dal 2026 fino a 10,00 € al giorno per i buoni elettronici e 4,00 € per i cartacei. L'eventuale eccedenza fa reddito e viene tassata.

Il buono pasto spetta in smart working?

Dipende dal contratto collettivo del comparto e dal contratto integrativo dell'ente. I rinnovi più recenti collegano il buono alla giornata lavorata, anche in modalità agile.

Il buono pasto spetta durante le ferie?

No, di regola: matura solo nelle giornate di lavoro effettivo. Alcune pronunce della Cassazione hanno aperto al riconoscimento in ferie, ma il decreto PA in preparazione punta a escluderlo per il futuro.

Il buono pasto spetta a chi lavora part-time?

Sì, se la giornata rispetta le condizioni previste dal contratto: orario con pausa pranzo ed eventuale rientro pomeridiano. Non esiste un'esclusione automatica per il part-time.

Il buono pasto entra nel TFS o nella tredicesima?

No. Ha natura assistenziale, non retributiva: non entra nel calcolo di tredicesima, TFS o TFR e non è monetizzabile se non lo usi.

Questa guida è stata scritta dalla redazione di Piattaforma Concorsi e verificata su fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale, portali istituzionali). La normativa può cambiare: se trovi un riferimento non aggiornato, scrivici a supporto@piattaformaconcorsi.it.

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