Il D.P.R. 487/1994 è il regolamento che stabilisce come si svolgono i concorsi pubblici in Italia. Dice cosa deve contenere il bando, chi ti valuta, come nasce la graduatoria e quanto resta valida. È ancora in vigore, ma in una versione riscritta nel 2023: conoscerlo ti permette di leggere ogni bando con occhio critico.
Che cos'è il D.P.R. 487/1994?
È il regolamento sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e sulle modalità di svolgimento dei concorsi (D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487). In pratica è la cornice di regole comune a quasi tutti i concorsi pubblici.
Non sostituisce il bando: lo precede. Il bando applica queste regole al singolo concorso e può stringerle, ma non può ignorarle. Quando un bando tace su un aspetto procedurale, di solito la risposta si trova qui.
Il regolamento si affianca al testo unico sul pubblico impiego (D.Lgs. 165/2001), che fissa i principi generali del reclutamento agli articoli 35 e 35-quater. Se vuoi il quadro dall'alto, parti dalla nostra guida al D.Lgs. 165/2001.
Cosa deve contenere il bando di concorso?
L'articolo 3 elenca il contenuto minimo obbligatorio del bando. Se un'informazione manca, il bando è incompleto e puoi chiedere chiarimenti all'amministrazione.
- Il termine per presentare la domanda, tra 10 e 30 giorni dalla pubblicazione.
- I requisiti generali e quelli specifici per il profilo.
- Numero e tipologia delle prove, con la loro struttura e i punteggi.
- Il punteggio minimo per accedere alle fasi successive e per ottenere l'idoneità.
- I titoli di preferenza e di riserva, con le percentuali di posti riservati.
- Le misure per candidati con disabilità o disturbi specifici dell'apprendimento.
- Numero di posti, profili professionali e sedi di lavoro.
È un elenco utile da usare come lista di controllo. Se ti alleni a cercare queste voci, leggere un bando diventa molto più rapido: trovi il metodo nella guida su come si legge un bando di concorso.
Chi compone la commissione esaminatrice?
Se ne occupa l'articolo 9. La commissione è formata da tecnici esperti nelle materie del concorso, scelti tra dipendenti di ruolo, docenti o esperti esterni all'amministrazione. La composizione deve rispettare la parità di genere.
Possono essere aggiunti membri specializzati in psicologia e gestione delle risorse umane, quando le prove valutano anche competenze trasversali e capacità comportamentali.
L'articolo 11 regola il lavoro della commissione. I componenti dichiarano di non trovarsi in situazioni di incompatibilità. Per ogni prova scritta la commissione prepara tre tracce, che restano segrete fino all'estrazione. Le procedure vanno concluse entro 180 giorni dalle prove scritte.
L'articolo 12 aggiunge una garanzia di trasparenza: i criteri di valutazione si fissano prima di correggere, e le domande della prova orale si estraggono a sorte.
Come si forma la graduatoria e quanto resta valida?
La graduatoria di merito segue l'ordine dei punteggi complessivi (articolo 15). A parità di punteggio si applicano i titoli di preferenza elencati all'articolo 5, comma 4: dalle medaglie al valor militare al servizio già prestato nella PA, fino ai figli a carico e, come ultimo criterio, la minore età.
I vincitori sono solo i candidati collocati entro il numero di posti messi a concorso. Chi supera le prove ma resta oltre quel limite è idoneo, non vincitore: una distinzione che pesa molto e che approfondiamo nella guida su idoneo non vincitore.
La graduatoria resta valida per due anni dalla data di approvazione, salvo diverse previsioni di legge per specifici comparti. Viene pubblicata sul portale inPA e sul sito dell'amministrazione; gli enti locali la pubblicano anche all'albo pretorio.
Serve davvero il 21/30 per superare le prove?
Questa è la domanda su cui circolano più informazioni superate. La risposta breve: oggi il regolamento non fissa più una soglia generale di 21/30.
Nella versione storica del decreto la sufficienza di ventuno trentesimi era prevista in modo esplicito. Dopo la riforma del 2023 quella previsione generale non compare più nel testo vigente. La soglia è rimessa al bando: è l'articolo 3 a imporre all'amministrazione di indicare il punteggio minimo per l'idoneità e per l'accesso alle fasi successive.
In concreto molti bandi continuano a scegliere 21/30, perché è uno standard consolidato. Ma non è un automatismo: altri fissano soglie diverse, o punteggi espressi in centesimi. L'unico valore che conta è quello scritto nel tuo bando. Prima di stimare se hai superato la prova, verifica sempre lì.
Vale lo stesso per le penalità sulle risposte sbagliate: non le decide il regolamento, le decide il bando.
Cosa è cambiato con la riforma del 2023?
Il D.P.R. 16 giugno 2023, n. 82 ha riscritto gran parte del regolamento. Il testo vigente è quello aggiornato al 14 luglio 2023.
Le novità principali riguardano la digitalizzazione. Le domande passano dal portale inPA e gli elaborati delle prove scritte si redigono in forma digitale. Cambiano anche i tempi: termini più stretti per il bando e per la conclusione delle procedure.
Entra poi il tema della parità di genere. L'articolo 6 impone al bando di indicare la percentuale di rappresentatività dei generi nell'amministrazione. Se lo squilibrio supera il 30 per cento, a parità di merito e titoli scatta la preferenza per il genere meno rappresentato.
L'articolo 7 disciplina infine lo svolgimento delle prove: comunicazione del diario, divieto di prove in giorni di festività religiose, prove orali pubbliche o in videoconferenza, misure specifiche per candidati con disabilità e per candidate in gravidanza o allattamento.
Domande frequenti
Il D.P.R. 487/1994 è ancora in vigore nel 2026?
Sì. È vigente nella versione modificata dal D.P.R. 82/2023, in vigore dal 14 luglio 2023. Diversi articoli sono stati sostituiti e gli articoli 10 e 14 sono stati abrogati.
Quali sono i titoli di preferenza dell'articolo 5?
Sono le categorie che, a parità di punteggio, precedono gli altri candidati: insigniti di medaglia al valor militare, mutilati e invalidi, orfani, chi ha già prestato servizio nella PA, chi ha figli a carico e, come criterio finale, il candidato più giovane. Li trovi in dettaglio nella guida sui titoli di preferenza.
Che differenza c'è tra titoli di preferenza e riserva di posti?
La preferenza agisce solo a parità di punteggio e non aggiunge punti. La riserva invece destina in partenza una quota di posti a determinate categorie. Sono meccanismi distinti e possono coesistere nello stesso bando.
Dove trovo il testo aggiornato del regolamento?
Su Normattiva, che pubblica la versione consolidata e ufficiale. Diffida delle copie in PDF caricate su siti terzi: spesso sono ferme a versioni precedenti al 2023.
Il regolamento fissa quante domande contiene la prova preselettiva?
No. Numero di quesiti, durata e criteri di punteggio sono stabiliti dal bando, che deve indicarli ai sensi dell'articolo 3.
La commissione può escludermi durante la prova scritta?
Sì. L'articolo 13 vieta di comunicare con gli altri candidati e di portare materiali non autorizzati. Chi copia o consulta testi non ammessi viene escluso dal concorso.
Cosa fare adesso
Il regolamento ti dà la mappa, il bando ti dà le coordinate del singolo concorso. Il passo successivo è applicare entrambi al tuo percorso.
- Cerca i bandi aperti e filtra per ente, regione e titolo di studio su concorsi.
- Allenati sulle materie giuridiche con i quiz per concorsi, con la citazione normativa su ogni risposta.
- Confronta le retribuzioni dei profili che ti interessano nella sezione stipendi.
