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Permesso allattamento dipendenti pubblici: le ore

Nel pubblico impiego i riposi per allattamento valgono due ore al giorno nel primo anno. La domanda va alla tua amministrazione, non all'INPS.

Redazione7 min di lettura

Se lavori nella pubblica amministrazione e hai un figlio sotto l'anno di età, hai diritto a due ore di permesso retribuito al giorno. Si chiamano riposi giornalieri. Il nome «permesso di allattamento» è solo l'uso comune: il diritto non dipende dall'allattamento e spetta anche al padre. La differenza più importante rispetto al settore privato riguarda chi paga e a chi va presentata la domanda.

Quante ore di permesso per allattamento spettano al giorno?

Dipende dall'orario di lavoro della giornata.

L'articolo 39 del D.Lgs. 151/2001 prevede due periodi di riposo di un'ora ciascuno. Se l'orario giornaliero è pari o superiore a sei ore, le ore sono due. Se l'orario è inferiore a sei ore, il riposo è uno solo.

I due periodi sono «anche cumulabili durante la giornata». Puoi quindi chiedere due ore di seguito, a inizio o a fine turno. È la modalità più usata.

Il comma 2 aggiunge due punti che contano. Le ore sono considerate lavorative a tutti gli effetti, per la durata e per la retribuzione. E danno diritto a uscire dalla sede di servizio.

C'è un caso in cui le ore si dimezzano. Se il tuo ente ha un asilo nido o un'altra struttura idonea nella sede o nelle immediate vicinanze, i periodi diventano di mezz'ora ciascuno.

Il diritto vale per tutto il primo anno di vita del bambino, compreso il giorno del primo compleanno. In caso di adozione o affidamento il periodo decorre dall'ingresso del minore in famiglia, come prevede l'articolo 45.

A chi si presenta la domanda nel pubblico impiego?

Alla tua amministrazione. Non all'INPS.

È il punto che quasi tutte le guide online sbagliano, perché sono scritte per il settore privato. Nel privato il datore anticipa l'indennità in busta paga e poi la recupera a conguaglio con l'INPS. Il padre, sempre nel privato, presenta una domanda telematica all'Istituto.

Nel pubblico impiego il meccanismo è diverso. La domanda va all'ufficio del personale del tuo ente, di solito dal portale delle presenze. L'amministrazione eroga direttamente il trattamento sul cedolino. Il costo resta a carico del datore di lavoro pubblico, che non può rivalersi sull'INPS.

L'articolo 43 fissa comunque la misura. L'indennità è pari all'intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi. In pratica non perdi nulla in busta paga.

C'è una conseguenza pratica. Se cerchi il modulo sul sito dell'INPS e non trovi la tua posizione, non è un errore tuo. Il canale telematico dell'Istituto riguarda i lavoratori per cui è l'INPS a pagare. Tu devi guardare l'intranet del tuo ente.

Quando il permesso spetta al padre dipendente pubblico?

In quattro casi, elencati dall'articolo 40.

  • Quando i figli sono affidati al solo padre.
  • In alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvale.
  • Quando la madre non è lavoratrice dipendente.
  • In caso di morte o di grave infermità della madre.

Il terzo caso è stato a lungo interpretato male. Molte amministrazioni negavano i riposi al padre se la madre era casalinga. Il ragionamento era semplice: una madre non occupata può già accudire il bambino.

Il Consiglio di Stato ha chiuso la questione. L'Adunanza plenaria, con la sentenza 28 dicembre 2022 n. 17, ha stabilito che la formula «madre non lavoratrice dipendente» comprende qualsiasi categoria di lavoratrice non dipendente. Rientra quindi anche la donna che svolge attività in ambito familiare. Non serve provare che sia impegnata in attività che la distolgono dalla cura del neonato.

Il caso deciso riguardava un assistente della Polizia di Stato. Il principio vale quindi in modo diretto per il pubblico impiego.

Un limite resta. Durante il congedo di maternità obbligatorio della madre il padre non ha diritto ai riposi.

Come cambiano i riposi con part-time e parto plurimo?

Il parto plurimo raddoppia le ore. L'articolo 41 lo dice in una riga sola. E aggiunge un dettaglio utile: le ore aggiuntive rispetto a quelle ordinarie possono essere usate anche dal padre. Con due gemelli i genitori possono quindi assentarsi anche nello stesso momento.

Il part-time richiede più attenzione. Nel part-time orizzontale conta l'orario della singola giornata. Sopra le sei ore spettano due ore, sotto ne spetta una.

Nel part-time verticale la regola è diversa. L'ARAN, con l'orientamento applicativo Id 39099 riferito al CCNL Funzioni Locali del 23 febbraio 2026, ha chiarito il criterio. I riposi spettano per intero solo nei periodi che coincidono con l'attività lavorativa programmata. Nelle settimane o nei mesi non lavorati non maturano.

Gli altri istituti seguono criteri propri. Il congedo di maternità e di paternità è riconosciuto per intero, anche nei periodi non lavorati. Il congedo parentale viene invece riproporzionato. Se stai valutando una riduzione di orario, guarda anche le regole sul part-time nel pubblico impiego.

Si possono cumulare con congedo parentale e ferie?

Non sempre. La regola guarda alla finalità dell'assenza.

Nella stessa giornata non puoi sommare i riposi giornalieri e il congedo parentale a ore. I due istituti servono allo stesso scopo: stare con il bambino. Il divieto vale anche quando le due richieste riguardano figli diversi.

Tra genitori la regola non è simmetrica. La madre può fruire dei riposi mentre il padre è in congedo parentale. Il padre invece non può usare i riposi per lo stesso figlio nei periodi in cui è la madre a essere in congedo parentale.

Con le ferie il problema è tecnico. Le ferie si prendono a giornata intera, i riposi si contano a ore. Nei giorni di ferie quindi i riposi non spettano.

Diverso è il rapporto con i permessi della legge 104, che hanno presupposti autonomi. Anche qui però il regolamento del tuo ente può porre condizioni di dettaglio.

Domande frequenti

Il permesso per allattamento è retribuito per intero?

Sì. Le ore di riposo sono considerate lavorative a tutti gli effetti, per la durata e per la retribuzione. L'indennità è pari all'intero ammontare della retribuzione relativa a quelle ore.

L'amministrazione può rifiutare i riposi giornalieri?

No. La legge dice che il datore di lavoro «deve consentire» i riposi: è un diritto, non una concessione. L'ente può concordare con te la collocazione oraria per ragioni di servizio, non negare il diritto. La violazione è punita con una sanzione amministrativa prevista dall'articolo 46 del testo unico.

Posso prendere le due ore di seguito?

Sì. La legge prevede espressamente che i due periodi siano cumulabili durante la giornata. Puoi quindi entrare due ore dopo o uscire due ore prima.

I riposi spettano anche se non allatto?

Sì. Il nome comune è fuorviante. La legge parla di riposi giornalieri per la cura del bambino e li riconosce anche al padre, che ovviamente non allatta.

Spettano anche in caso di adozione o affidamento?

Sì. L'articolo 45 estende la disciplina all'adozione e all'affidamento. Il primo anno si conta dall'ingresso del minore in famiglia, non dalla sua data di nascita.

Il padre può usarli se la madre è casalinga?

Sì. Lo ha stabilito l'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza n. 17 del 2022. Se il tuo ente ti oppone un rifiuto, quella pronuncia è il riferimento da citare nella richiesta.

Fino a quando posso usare i riposi?

Fino al compimento del primo anno di vita del bambino, compreso il giorno del compleanno. Dopo quella data restano disponibili altri istituti, come il congedo parentale.

Cosa fare adesso

Questa guida ha scopo informativo e riporta la disciplina vigente alla data di pubblicazione. I contratti collettivi e i regolamenti interni possono prevedere condizioni di dettaglio diverse. Per il tuo caso specifico rivolgiti all'ufficio del personale del tuo ente o a un consulente del lavoro.

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