Se sei un dipendente pubblico a tempo indeterminato, l'aspettativa non retribuita per motivi personali o di famiglia dura al massimo 12 mesi in un triennio. Non 36. I 36 mesi di cui si legge spesso riguardano un'altra aspettativa, quella per avviare un'attività o lavorare altrove. Sono due strumenti diversi, con regole diverse. Confonderli è l'errore più comune.
Quanto dura l'aspettativa non retribuita nel pubblico impiego?
La regola base sta nei contratti collettivi. Ti concedono periodi di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, senza stipendio e senza anzianità. Il tetto è di dodici mesi complessivi in un triennio. Puoi usarli anche a pezzi.
Ecco dove si trova la regola nei principali comparti:
- Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici): articolo 40 del CCNL 12 febbraio 2018, tuttora in vigore.
- Funzioni locali (comuni, regioni, province): articolo 39 del CCNL 21 maggio 2018, anch'esso ancora applicato.
- Sanità: stessa durata, dodici mesi in un triennio, fruibili anche in modo frazionato.
- Scuola: vale ancora la disciplina degli articoli 69 e 70 del D.P.R. 3/1957. Il massimo è un anno. In più c'è un tetto di due anni e mezzo in un quinquennio.
Il limite dei dodici mesi è rigido. L'ARAN ha chiarito che non si può superare. Non basta un accordo tra te e l'ente.
Come si calcola il triennio?
Non è un triennio fisso, tipo 2024-2026. Il contratto rinvia alle stesse regole della malattia. Quindi si guarda indietro di tre anni.
In pratica funziona così. Prendi l'ultimo giorno del periodo che vuoi chiedere. Torna indietro di tre anni. Somma tutti i giorni di aspettativa per motivi personali che cadono in quella finestra. Il totale non deve superare dodici mesi.
Un esempio concreto. Hai fatto quattro mesi di aspettativa nel 2024. Nel 2026 ne chiedi altri dieci. I tre anni precedenti comprendono i quattro mesi del 2024. Il totale fa quattordici mesi. La domanda va ridotta a otto mesi.
C'è poi un vincolo sui tempi. Tra due aspettative consecutive servono almeno quattro mesi di servizio attivo. Lo prevedono l'articolo 43 del CCNL Funzioni centrali 2018 e l'articolo 52 del CCNL Funzioni locali 16 novembre 2022. Il vincolo vale anche se le due aspettative hanno motivi diversi. Non vale per i congedi di maternità e paternità, le cariche elettive e sindacali, il volontariato.
Perché si parla di 36 mesi di aspettativa?
Per colpa di una norma diversa. È l'articolo 18 della legge 183/2010. Nella versione originale prevedeva dodici mesi. Il D.L. 44/2023, convertito dalla legge 74/2023, li ha portati a trentasei. La novità è in vigore dal 22 giugno 2023.
Oggi quella norma dice che puoi andare in aspettativa senza assegni per trentasei mesi, rinnovabili una sola volta. Lo scopo tipico è avviare un'attività professionale o d'impresa. Durante il periodo non si applicano le regole sull'incompatibilità dell'articolo 53 del D.Lgs. 165/2001. Puoi quindi lavorare altrove.
Molti dipendenti hanno chiesto di applicare i 36 mesi anche all'aspettativa per motivi personali. L'ARAN ha risposto di no, con l'orientamento CFL235 del 28 novembre 2023. Il tetto per motivi personali resta di dodici mesi in un triennio.
Le differenze pratiche sono tre:
- Durata: dodici mesi nel triennio contro trentasei mesi rinnovabili una volta.
- Lavoro: con l'aspettativa per motivi personali restano i divieti di incompatibilità. Con quella della legge 183/2010 puoi lavorare o aprire un'attività.
- Documentazione: per la legge 183/2010 l'ente esamina la documentazione sull'attività che vuoi svolgere.
E i due anni per gravi motivi familiari?
Sono un terzo strumento. Li prevede l'articolo 4, comma 2, della legge 53/2000. Valgono per dipendenti pubblici e privati.
Si tratta di un congedo fino a due anni, continuativo o frazionato. Serve un motivo familiare grave e documentato. I casi sono elencati dal regolamento interministeriale 278/2000. Durante il congedo conservi il posto. Non ricevi stipendio e non puoi svolgere alcuna attività lavorativa.
I contratti del pubblico impiego lo concedono una sola volta nella vita lavorativa. Si può sommare ai dodici mesi per motivi personali, se usato per lo stesso motivo. Online trovi spesso anche un limite di undici mesi. Quello riguarda i congedi per la formazione, un altro istituto ancora.
L'amministrazione può dire di no?
Sì. L'aspettativa per motivi personali non è un diritto automatico. Il contratto la lega alle esigenze organizzative o di servizio.
Per questo la domanda deve essere formale e motivata. Spiega il motivo, la durata e la data di inizio. Un eventuale rifiuto deve indicare quali esigenze di servizio lo giustificano. Un rifiuto senza una motivazione concreta si può contestare.
Nella scuola l'amministrazione decide entro un mese e può respingere per ragioni di servizio. Nelle funzioni centrali e locali l'aspettativa spetta solo a chi ha un contratto a tempo indeterminato.
Una tutela specifica riguarda le dipendenti vittime di violenza di genere. Possono sommare al loro congedo altri trenta giorni di aspettativa. Gli enti devono agevolarla, anche in deroga ai quattro mesi di intervallo.
Cosa perdi tra stipendio, tredicesima e pensione?
Parecchio. Durante l'aspettativa il rapporto di lavoro è sospeso. Ecco gli effetti principali:
- Stipendio: non lo ricevi.
- Anzianità di servizio: non matura.
- Tredicesima: i ratei dei mesi in aspettativa non spettano.
- Ferie: non maturano, perché si calcolano sul servizio prestato.
- Comporto per malattia: i periodi di aspettativa non si contano.
- Contributi: di regola non sono versati.
C'è un'eccezione importante per i genitori. Se chiedi l'aspettativa per educare e assistere figli fino a sei anni, scattano gli accrediti figurativi. La base è l'articolo 1, comma 40, della legge 335/1995. Il limite è di 170 giorni per ciascun figlio. Vale per le pensioni calcolate interamente con il sistema contributivo.
Come si rientra in servizio?
Alla scadenza riprendi servizio. Se non lo fai, il rapporto di lavoro si risolve. Fa eccezione solo un impedimento comprovato.
Se il motivo dell'aspettativa viene meno prima, devi rientrare in anticipo. L'ente ti invita con un preavviso. Nelle funzioni centrali è di dieci giorni. Nelle funzioni locali di venti. Puoi anche rientrare di tua iniziativa, negli stessi termini.
Domande frequenti
Posso lavorare durante l'aspettativa per motivi personali?
No. Resti un dipendente pubblico e valgono i limiti sul secondo lavoro. Se vuoi provare un'altra attività, la strada è l'aspettativa dell'articolo 18 della legge 183/2010.
Posso chiedere l'aspettativa per preparare un concorso?
Sì, è un motivo personale valido. Prima però valuta gli strumenti retribuiti. Hai i permessi per concorsi ed esami e le 150 ore per il diritto allo studio.
Ho vinto un concorso in un'altra amministrazione: uso questa aspettativa?
No. La conservazione del posto durante la prova nel nuovo ente segue le regole del periodo di prova. Non consuma i dodici mesi per motivi personali.
L'aspettativa non retribuita spetta anche ai precari?
Nelle funzioni centrali e locali no, è riservata al tempo indeterminato. Nella scuola possono chiederla anche i supplenti con incarico annuale.
L'aspettativa conta ai fini della pensione?
Di regola no. Fanno eccezione gli accrediti figurativi per i figli fino a sei anni. Per il congedo biennale della legge 53/2000 puoi riscattare il periodo o versare i contributi volontari.
Cosa succede se non rientro alla scadenza?
Il contratto prevede la risoluzione del rapporto di lavoro. Si salva solo chi dimostra un impedimento reale. Se prevedi un ritardo, avvisa subito l'ufficio del personale.
Qual è la differenza con i permessi retribuiti?
I permessi per motivi personali sono 18 ore l'anno, pagate. L'aspettativa è una sospensione lunga e senza stipendio. Per le assenze brevi usa prima i permessi.
Cosa fare adesso
- Controlla quale contratto si applica al tuo ente e quanta aspettativa hai già usato negli ultimi tre anni.
- Rileggi il quadro generale nella guida su come funziona l'aspettativa nel pubblico impiego.
- Se devi assistere un familiare con disabilità, valuta prima il congedo straordinario retribuito della legge 104.
- Stai pensando di cambiare ente? Cerca i concorsi pubblici aperti e allenati con i quiz per concorsi.
Questa guida ha scopo informativo e riporta la disciplina vigente alla data di pubblicazione. I contratti collettivi e i regolamenti interni possono prevedere condizioni di dettaglio diverse. Per il tuo caso specifico rivolgiti all'ufficio del personale del tuo ente o a un consulente del lavoro.
